Per molto tempo la psicologia si è concentrata soprattutto sul disagio: ansia, depressione, traumi, conflitti interiori.
Solo negli ultimi decenni è nata una corrente che ha deciso di cambiare prospettiva, spostando l’attenzione da ciò che non funziona a ciò che ci fa stare bene.
È la psicologia positiva, un approccio che studia i meccanismi del benessere, della felicità e della realizzazione personale.
Le origini: un cambio di sguardo
La psicologia positiva nasce ufficialmente alla fine degli anni ’90, grazie al lavoro dello psicologo americano Martin Seligman, professore all’Università della Pennsylvania e già presidente dell’American Psychological Association.
Nel suo famoso discorso inaugurale del 1998, Seligman affermò che:
“la psicologia aveva troppo a lungo analizzato la malattia mentale, trascurando la parte sana dell’essere umano.”
Da lì nacque un nuovo obiettivo: capire cosa rende la vita degna di essere vissuta.
Accanto a Seligman, altri studiosi come Mihály Csíkszentmihályi, autore del celebre concetto di flow, e Barbara Fredrickson, esperta delle emozioni positive, contribuirono a fondare una vera e propria scienza della felicità.
Cosa studia la psicologia positiva
La psicologia positiva non è “pensiero positivo” né un invito a ignorare le difficoltà.
È una disciplina scientifica che analizza come persone e comunità possano sviluppare le proprie risorse interiori per vivere in modo più equilibrato, soddisfacente e resiliente.
Seligman ha riassunto i suoi studi nel modello PERMA, un acronimo che identifica i cinque pilastri del benessere psicologico:
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Pilastro |
Significato |
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P – Positive Emotions |
Coltivare emozioni positive come gratitudine, gioia, curiosità, speranza. |
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E – Engagement |
Coinvolgersi in attività che ci assorbono e ci fanno “dimenticare il tempo” (stato di flow). |
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R – Relationships |
Costruire relazioni sane e di supporto reciproco. |
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M – Meaning |
Trovare un senso e uno scopo più ampio nelle proprie azioni. |
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A – Accomplishment |
Riconoscere e celebrare i propri progressi e risultati, anche piccoli. |
In sintesi, la psicologia positiva non chiede di essere felici “a tutti i costi”, ma di imparare a vedere e valorizzare ciò che funziona nella propria vita.
I benefici della psicologia positiva
Le ricerche mostrano che chi applica regolarmente le pratiche di psicologia positiva tende a:
- vivere con maggiore ottimismo e gratitudine;
- sperimentare meno sintomi di ansia e depressione;
- migliorare la qualità delle relazioni;
- sviluppare più resilienza di fronte alle difficoltà;
- aumentare la capacità di concentrazione e creatività.
Studi condotti da università come Harvard e Stanford hanno dimostrato che le persone che coltivano emozioni positive non solo si sentono meglio, ma mostrano maggior longevità, migliori performance lavorative e una salute fisica più stabile.
Come applicarla nella vita di tutti i giorni
La psicologia positiva non è teoria astratta: si traduce in abitudini pratiche e quotidiane che chiunque può sperimentare.
Ecco alcuni esempi semplici e accessibili.
1. Allenare la gratitudine
Ogni sera, prima di dormire, scrivi tre cose per cui sei grato.
Possono essere gesti minimi — una conversazione piacevole, un tramonto, una cena condivisa.
Questo esercizio, chiamato gratitude journaling, aiuta a spostare l’attenzione da ciò che manca a ciò che c’è.
2. Coltivare le relazioni
Dedica tempo alle persone che ti fanno stare bene.
Un messaggio gentile, una telefonata o un pranzo insieme sono piccole azioni che nutrono il senso di appartenenza, uno dei pilastri del benessere.
3. Fare esperienza del “flow”
Cerca attività che ti coinvolgano al punto da farti perdere la nozione del tempo: dipingere, cucinare, suonare, correre, leggere.
Il flow è quello stato di immersione totale in ciò che fai, dove mente e corpo agiscono in armonia.
4. Dare un significato alle proprie azioni
Chiediti: “Perché sto facendo questo?”
Avere uno scopo, anche piccolo, trasforma le attività quotidiane in esperienze di crescita.
Può essere prendersi cura di qualcuno, migliorare un’abilità o contribuire a un progetto collettivo.
5. Celebrare i progressi
Non serve attendere grandi traguardi.
Riconoscere ogni piccolo passo — una buona giornata, una scelta consapevole, un momento di calma — rinforza l’autostima e l’autoefficacia.
Psicologia positiva e vita contemporanea
Nella società moderna, caratterizzata da velocità e pressione costante, la psicologia positiva offre una bussola per ritrovare equilibrio.
Non invita a eliminare il dolore o lo stress, ma a sviluppare risorse interiori per affrontarli con maggiore lucidità.
È un approccio che si sposa bene con altre discipline olistiche, come lo yoga, la meditazione e il mindfulness.
Tutte condividono un principio semplice:
non possiamo controllare tutto ciò che ci accade, ma possiamo scegliere come rispondere.
Molte aziende, scuole e persino sistemi sanitari hanno iniziato a introdurre programmi basati sulla psicologia positiva per promuovere benessere, cooperazione e creatività.
È la prova che la felicità, quando diventa una pratica condivisa, può anche migliorare la qualità dei contesti sociali.
Come scrive Seligman:
“La felicità non è un dono, è una competenza che si può apprendere e allenare.”
E in questo senso, la psicologia positiva è più un percorso che un traguardo: una scelta quotidiana di cura verso se stessi e verso gli altri.
Ogni giorno possiamo allenare la mente a riconoscere ciò che funziona, a vivere con gratitudine e a costruire relazioni più autentiche.
Bibliografia essenziale
Seligman, M. (2011). Flourish: A Visionary New Understanding of Happiness and Well-being. Free Press.
Csíkszentmihályi, M. (1990). Flow: The Psychology of Optimal Experience. Harper & Row.
Fredrickson, B. L. (2009). Positivity. Crown Publishers.
Peterson, C., & Seligman, M. (2004). Character Strengths and Virtues: A Handbook and Classification. Oxford University Press.
Harvard Health Publishing. (2022). Positive Psychology and the Science of Happiness.
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