Restare svegli la notte per scrollare i social? Si chiama Vamping!

 

C’è chi va a letto presto ma non dorme davvero. Spegne la luce, si infila sotto le coperte, appoggia la testa sul cuscino e poi resta lì, con lo schermo acceso, a scorrere contenuti, rispondere ai messaggi, guardare video o passare da un social all’altro. È proprio questo il cuore del vamping, un termine usato per descrivere l’abitudine di restare svegli di notte usando smartphone o altri dispositivi digitali invece di dormire

Il nome richiama l’immagine del vampiro, cioè di chi vive di notte. E in effetti il senso è quello: la giornata finisce, ma una parte della vita continua ancora per ore sullo schermo. Non si tratta solo di fare tardi una sera ogni tanto. Il vamping diventa un problema quando si trasforma in un’abitudine frequente, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti, e comincia a ridurre il tempo e la qualità del sonno

 

Che cos’è davvero il vamping

Spiegato in modo semplice, il vamping è il comportamento di chi rimanda il sonno per restare connesso, spesso direttamente dal letto. Il punto non è solo l’uso serale del telefono, ma il fatto che quel telefono continui a occupare uno spazio che dovrebbe essere lasciato al riposo.

È una differenza importante. Guardare un video sul divano prima di prepararsi per la notte non è esattamente la stessa cosa che infilarsi a letto e iniziare a chattare, scorrere contenuti o passare da una piattaforma all’altra fino a tarda ora. Nel secondo caso il dispositivo entra nel momento più delicato della giornata: quello in cui mente e corpo dovrebbero iniziare a rallentare. 

Ed è proprio qui che il vamping si distingue da una semplice cattiva abitudine serale. Non è soltanto tempo davanti a uno schermo. È un modo di tenere aperta la giornata, di non chiuderla davvero.

 

Quando nasce il termine

Anche se oggi la parola circola abbastanza spesso, è utile chiarire un punto: il vamping non è una scoperta scientifica con un autore preciso. Non è il nome di una sindrome identificata in laboratorio o di una patologia descritta per la prima volta da uno specialista. È piuttosto un termine nato nel linguaggio comune e giovanile, diventato poi di uso più ampio.

Secondo l’Accademia della Crusca, la parola circolava già tra i ragazzi, ma ha iniziato a diffondersi pubblicamente nel 2014, quando il fenomeno è stato raccontato anche dai media generalisti, in particolare negli Stati Uniti. Quel passaggio ha trasformato un comportamento già esistente in una parola riconoscibile anche dagli adulti, dagli educatori e dagli osservatori del mondo digitale.

Quindi il fenomeno è stato nominato e reso visibile pubblicamente in quel periodo, prima esisteva già, ma non aveva ancora avuto lo stesso livello di attenzione.

 

Perché riguarda soprattutto i giovani

Il vamping viene associato soprattutto agli adolescenti e ai giovani adulti non per caso. In questa fase della vita il sonno è già più esposto a squilibri. Molti ragazzi tendono naturalmente ad avere sonno più tardi la sera, e allo stesso tempo vivono una quotidianità piena di stimoli: scuola, studio, università, relazioni, gruppi sociali, aspettative, intrattenimento digitale(approfondisci nell’articolo su Giovani e sonno)

La notte, per molti, diventa uno spazio libero e trasgressivo. È il momento in cui non ci sono lezioni, richieste, controlli, telefonate di lavoro o incombenze. E così lo smartphone finisce per occupare proprio quel tempo. Il problema è che questa libertà apparente spesso si paga la mattina dopo, con meno ore di sonno, più fatica ad alzarsi e una sensazione di stanchezza che tende ad accumularsi.

Gli studi internazionali mostrano infatti che l’uso intenso e notturno dei social è associato a peggiori qualità del sonno tra gli adolescenti, in molti Paesi diversi. 

 

Ma perchè i giovani fanno vamping?

Gli studi che hanno chiesto direttamente ai giovani perché lo fanno ci sono, e mostrano che il cellulare notturno non è usato solo per “passare il tempo”, ma per un intreccio di connessione sociale, bisogno di spazio personale, abitudine e stimolazione continua.

Quindi, se vogliamo riassumere le motivazioni riportate dai ragazzi intervistati, le più ricorrenti sono queste:

1. Per non perdersi messaggi, chat e aggiornamenti social
Il telefono viene controllato per vedere se qualcuno ha scritto o se “sta succedendo qualcosa”.
2. Perché la notte è il momento più libero e privato
Molti adolescenti riferiscono che proprio in camera, prima di dormire, possono usare il telefono senza interruzioni.
3. Per intrattenimento e decompressione
Video, serie, social e giochi sono percepiti come un modo per rilassarsi, anche se poi finiscono per ritardare il sonno.
4. Per pressione sociale e aspettative relazionali
Soprattutto nelle ragazze, alcuni studi riportano il peso del dover rispondere, restare reperibili o sentirsi presenti nel gruppo.
5. Per mancanza di autocontrollo o effetto trascinamento
Una volta iniziato, è difficile fermarsi: un messaggio tira l’altro, un video porta al successivo, una puntata ne richiama un’altra.

 

Quali Paesi sembrano più a rischio

Su questo tema bisogna evitare semplificazioni. Non esiste una classifica mondiale ufficiale del vamping inteso come comportamento misurato in modo uniforme in tutti i Paesi. Quello che esiste, però, sono dati molto solidi sull’uso problematico dei social media tra adolescenti, che è uno degli indicatori più vicini al fenomeno del vamping, perché riguarda proprio l’uso difficile da controllare e potenzialmente capace di invadere anche le ore notturne.

Secondo il rapporto HBSC promosso dall’OMS e pubblicato nel 2024, che ha analizzato adolescenti in 44 Paesi e regioni tra Europa, Asia centrale e Canada, i livelli più alti di problematic social media use risultano in Romania, Malta e Bulgaria. Tra i Paesi con i livelli più bassi compaiono invece i Paesi Bassi

Questo non significa che Romania, Malta e Bulgaria siano “i Paesi del vamping” in senso assoluto. Significa piuttosto che mostrano segnali più forti di vulnerabilità sul piano delle abitudini digitali adolescenziali, e quindi anche un terreno più favorevole a comportamenti come l’uso notturno prolungato dello smartphone.

 

Perché non è solo una moda linguistica

A prima vista il vamping potrebbe sembrare una parola curiosa, quasi leggera. In realtà descrive qualcosa di molto concreto. Quando l’uso notturno del telefono diventa abituale, il sonno tende a slittare, si dorme meno e spesso si dorme peggio.

La notte viene spezzata in un momento che dovrebbe essere dedicato al recupero, e il giorno successivo può risentirne in termini di attenzione, umore e lucidità. 

È anche per questo che il vamping interessa non solo genitori e insegnanti, ma anche chi si occupa di benessere, salute del sonno e sviluppo adolescenziale. Non racconta semplicemente l’abitudine a usare il telefono.

Il Vamping racconta una difficoltà più ampia, cioè quella di chiudere davvero la giornata in un mondo che resta sempre acceso.

 

Bibliografia

Accademia della Crusca, Vamping. (accademiadellacrusca.it)

WHO/HBSC, Focus on adolescent social media use and gaming in Europe, Central Asia and Canada. (iris.who.int)

Boniel-Nissim M. et al., Adolescent use of social media and associations with sleep patterns across 18 European and North American countries

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