L’omeopatia è una pratica terapeutica ideata oltre due secoli fa da un medico tedesco e ancora oggi utilizzata da centinaia di milioni di persone nel mondo. Capire cosa sia, da dove venga e come funzioni può aiutare chi voglia farsi un’idea informata su questa disciplina.
Le Origini: Samuel Hahnemann e la Germania del 1700
La storia dell’omeopatia inizia a Lipsia, in Germania, nel 1789. Samuel Hahnemann, medico nato a Meißen nel 1755, attraversava una profonda crisi professionale. Insoddisfatto delle pratiche mediche dell’epoca – che includevano salassi, purghe violente ed emetici – arrivò a licenziare i propri pazienti dichiarando di non essere capace di guarirli.
Il punto di svolta arrivò mentre traduceva un libro di medicina. Leggendo dell’uso della corteccia di china (chinino) per trattare la malaria, Hahnemann decise di sperimentarla su se stesso. Osservò che la sostanza provocava in lui sintomi simili a quelli della malaria. Da questa osservazione elaborò il principio fondamentale dell’omeopatia:
“similia similibus curentur”
ovvero “i simili si curano coi simili”.
Nel 1796, a 41 anni, pubblicò il primo testo sull’argomento: “Saggio su di un nuovo principio per scoprire le virtù curative delle sostanze medicinali“. Nel 1810 uscì l'”Organon dell’arte di guarire“, il suo testo teorico principale, che conobbe sei edizioni successive fino al 1842.
I Principi Base
L’omeopatia si fonda su tre pilastri. Il primo è il già citato principio di similitudine: una sostanza che in una persona sana provoca determinati sintomi può, secondo questa teoria, curare quegli stessi sintomi in una persona malata.
Il secondo principio riguarda le diluizioni. Le sostanze vengono diluite ripetutamente – spesso fino a livelli in cui non rimane traccia molecolare della sostanza originaria – e “dinamizzate” attraverso un processo di agitazione vigorosa chiamato “succussione”. Secondo Hahnemann, questo processo aumenterebbe il potere curativo della sostanza.
Il terzo principio è l’individualizzazione: ogni paziente va considerato nella sua globalità, non solo per i sintomi fisici ma anche per le caratteristiche emotive e psicologiche. Due persone con la stessa malattia potrebbero ricevere rimedi diversi.
L’Espansione nel mondo
L’omeopatia conobbe il suo periodo di massima diffusione nella seconda metà dell’Ottocento. Nel 1832 aprì il primo ospedale omeopatico a Sibiu, in Romania. Nel 1835 Hahnemann fondò a Parigi il primo ospedale omeopatico francese, dove praticò fino alla morte nel 1843.
La disciplina si diffuse rapidamente in tutta Europa. In Inghilterra, Frederick Hervey Foster Quin fondò nel 1849 il primo ospedale omeopatico europeo a Londra, che nel 1948 divenne il Royal London Homeopathic Hospital. In Germania, patria di Hahnemann, si svilupparono diverse scuole di pensiero omeopatico.
Negli Stati Uniti l’omeopatia ebbe un successo particolare. Nel 1844 nacque l’American Institute of Homeopathy, la prima società medica statunitense. Nel 1848 fu fondata la prima università medica al mondo per sole donne, dedicata all’omeopatia. Tra il 1829 e il 1869 il numero degli omeopati a New York raddoppiò ogni cinque anni, e nel 1900 circa 15.000 dei 100.000 medici praticanti si definivano omeopati.
L’omeopatia ottenne inizialmente risultati promettenti rispetto alle pratiche consolidate dell’epoca, principalmente perché aveva abbandonato trattamenti nocivi come il salasso. Durante le epidemie di colera dell’Ottocento, gli ospedali omeopatici registrarono tassi di mortalità significativamente inferiori rispetto a quelli convenzionali.
Il Declino e la Ripresa
Con l’affermazione della teoria batterica e lo sviluppo degli antibiotici nel XX secolo, l’omeopatia entrò in una fase di declino. La possibilità di combattere le infezioni con farmaci che agivano contro una causa specifica rese marginale il ruolo dei rimedi omeopatici, la cui modalità di azione non era pienamente compresa.
Dagli anni ’60 del Novecento, però, l’omeopatia ha conosciuto una ripresa, inserendosi nell’interesse crescente per le medicine alternative e complementari.
Oggi è praticata in oltre 80 paesi, principalmente in Europa, ma anche in Sud America, India, Pakistan e in misura minore in Nord America.
La Diffusione oggi
I numeri attuali mostrano una pratica diffusa ma disomogenea. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 600 milioni di persone nel mondo utilizzano l’omeopatia. In Europa si contano circa 130 milioni di utilizzatori e 50.000 medici che la prescrivono.
Un’indagine condotta su 14 paesi nel 2023 ha rilevato che il 57% degli intervistati ha utilizzato prodotti omeopatici almeno una volta nella vita. Nell’ultimo anno, il 48% ha fatto ricorso all’omeopatia in modo regolare o occasionale. La percentuale varia molto: dal 27% in Canada al 78% in India.
In Italia, secondo dati del 2024, circa 18 milioni di persone hanno usato medicinali omeopatici nell’ultimo anno, quasi quattro adulti su dieci. Il 66% degli italiani li ha acquistati almeno una volta nella vita. Circa 4.000 medici la praticano con regolarità, mentre 20.000 prescrivono medicinali omeopatici almeno una volta all’anno.
I principali utilizzatori in Italia sono donne tra i 25 e i 54 anni, con livello di istruzione elevato e appartenenti al ceto medio-alto, residenti soprattutto nel Nord-est e al Centro.
Chi la pratica
In molti paesi la prescrizione di rimedi omeopatici è riservata ai medici. In Francia, Italia e Spagna, ad esempio, solo medici e alcuni professionisti sanitari (ostetriche, dentisti) possono prescriverli. In altri paesi come Germania, Regno Unito, Stati Uniti e Canada, anche operatori sanitari non medici ma qualificati (osteopati, naturopati, chiropratici) possono prescrivere medicinali omeopatici.
L’omeopatia è riconosciuta come specialità medica in diversi paesi, tra cui Brasile (dal 1980), India e Messico, dove è integrata nel sistema sanitario nazionale. Esistono farmacopee omeopatiche ufficiali riconosciute dai governi in Francia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Brasile, Messico e India.
Dibattito ancora in corso
Chi si avvicina all’omeopatia lo fa principalmente per tre motivi: malattie croniche (35%), dopo un trattamento convenzionale inefficace (27%) o per problemi pediatrici (26%). In alcuni paesi è apprezzata anche nella pratica sportiva, specialmente per il recupero post-attività.
Il 44% degli utilizzatori italiani acquista su prescrizione del proprio medico di base o pediatra, mentre il 52% segue il suggerimento del farmacista. La maggior parte degli acquisti avviene in farmacia o parafarmacia (oltre il 90%), anche se l’e-commerce sta crescendo (21% ha acquistato online almeno una volta).
I rimedi omeopatici sono classificati dalla normativa europea e italiana come farmaci. In Italia le spese per prestazioni omeopatiche rientrano tra le spese sanitarie detraibili nella dichiarazione dei redditi.
È importante sapere che esiste un dibattito scientifico sull’efficacia dell’omeopatia. Numerosi studi clinici e meta-analisi non hanno dimostrato un’efficacia superiore al placebo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che non vi è evidenza che l’omeopatia possa curare o prevenire malattie gravi come HIV, tubercolosi, malaria o influenza, e che il suo utilizzo al posto delle terapie convenzionali può essere pericoloso.
Molti utilizzatori apprezzano l’approccio olistico dell’omeopatia e il fatto che i rimedi siano considerati privi di effetti collaterali significativi (anche se questo non è sempre vero). L’82% di chi la usa si dichiara soddisfatto e il 55% intende continuare a utilizzarla.
Per chi volesse provarla, è consigliabile rivolgersi a medici qualificati che abbiano seguito una formazione specifica in omeopatia, e non sostituire mai terapie convenzionali per patologie gravi senza aver consultato il proprio medico curante.
Bibliografia
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